Importante ritrovamento nei sotterranei del Palazzo di Giustizia.

Quando l’archivio del Tribunale fu trasportato dalla vecchia sede di Città Alta, nella nuova sede, cioè l’attuale Palazzo di Giustizia di Piazza Dante, i faldoni vennero ammassati nei sotterranei. E lì rimasero impolverati ed intonsi per parecchi decenni sino a quando un ottimo magistrato decise di recuperarli e di riordinarli. In questi giorni il riordino ha portato alla luce un faldone con documenti di particolare importanza riguardanti la parte terminale della vita di Gaetano Donizetti. Sono atti risalenti al 1847 e relativi alla “interdizione“ di Donizetti ed all’inventario dei suoi beni al tempo del suo triste ritorno a Bergamo quando, ormai paralizzato e non più in grado di comunicare, fu amorevolmente ospitato, sino alla morte avvenuta nell’aprile del 1847, nel palazzo dalla sua generosa protettrice, la baronessa Rosa Basoni-Scotti. Nel faldone vi sono anche gli atti relativi alla nomina di Antonio Pourcelot, il suo fedele domestico, Antonio, a custode e conservatore dei mobili, degli arredi, del vestiario e degli indumenti che il grande compositore aveva portato con sé da Parigi a Bergamo dopo i diciassette mesi di internamento nella casa di cura di Ivry. E’ venuta alla luce anche la documentazione relativa alla divisione dei beni tra il fratello Giuseppe e la cognata Elisabetta Santi Pesenti. Questo importante ritrovamento, dovuto ad un magistrato-ricercatore, al quale vanno i ringraziamenti degli storici di professione e degli innumerevoli e fedeli donizettiani, porta un contributo notevole alla conoscenza dell’ultimo doloroso periodo della vita del grande compositore bergamasco.